Regole per il testo dell’inserzione

Etichettatura tessile online: i nomi delle fibre ammessi

Pubblicato il 12 ottobre 2026 · Aggiornato il 13 ottobre 2026

Abbigliamento, biancheria per la casa e gli altri prodotti tessili devono mostrare la composizione fibrosa completa prima dell’acquisto — online come in negozio. Sono ammesse solo le denominazioni delle fibre dell’allegato I del regolamento tessile (UE) n. 1007/2011, con le percentuali e nella lingua del paese di vendita. «Bambù», «microfibra» o sigle come «PES» non ci sono, e «100 %» lo può dire solo un prodotto composto da una sola fibra.

La regola

Secondo l’articolo 16, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1007/2011, la composizione fibrosa deve essere chiaramente visibile al consumatore prima dell’acquisto, anche quando l’acquisto avviene per via elettronica. Per la tua inserzione significa:

  • ogni fibra con la sua percentuale in peso, in ordine decrescente (articolo 9, paragrafo 1),
  • solo denominazioni dell’allegato I (articolo 5),
  • nella lingua ufficiale del paese in cui vendi — in italiano su Amazon.it, eBay.it o nel tuo negozio online (articolo 16, paragrafo 3),
  • leggibile nell’inserzione stessa, non solo nella foto dell’etichetta di manutenzione.

In Italia le sanzioni sono nel d.lgs. 15 novembre 2017, n. 190. Chi — fabbricante, importatore o distributore — non fornisce la composizione fibrosa «nei cataloghi, sui prospetti o sui siti web» rischia una sanzione amministrativa da 1.500 a 20.000 euro (art. 4, comma 8). Denominazioni non previste dall’allegato I, sigle, ordine non decrescente o lingua diversa dall’italiano costano al distributore da 200 a 1.000 euro e al fabbricante o importatore da 1.500 a 20.000 euro (art. 4, commi 6 e 7). Accertano le Camere di commercio; la vigilanza del mercato spetta al Ministero (oggi MIMIT).

Solo le denominazioni dell’allegato I

L’allegato I elenca le denominazioni ammesse, da lana e cotone a viscosa, modal e lyocell fino a poliestere, poliammide o nylon ed elastan. Per la composizione non si possono usare altri nomi, e le denominazioni dell’allegato I non possono essere usate per altre fibre, nemmeno come parte di una parola o come aggettivo (articolo 5, paragrafo 2). In un’inserzione in italiano usa i nomi italiani:

Non ammessoUsa invece
bambù, fibra di bambùviscosa (di solito), lyocell o modal — secondo il processo, come indicato nella scheda tecnica del fornitore
microfibrala fibra effettiva, per esempio poliestere o poliammide
PES, CO, EL, PApoliestere, cotone, elastan, poliammide
spandex, lycra (da solo)elastan — il marchio LYCRA® solo subito accanto
seta artificiale, effetto setaviscosa o poliestere — «seta» solo per la seta vera
effetto lino (in cotone)cotone; descrivi l’aspetto a parte

Puoi indicare marchi come TENCEL™, ma solo immediatamente prima o dopo la denominazione della fibra, per esempio «100 % lyocell (TENCEL™)» (articolo 16, paragrafo 2). Da quale materia prima è stata ottenuta una viscosa è un’informazione aggiuntiva da tenere separata dalla composizione. La strada più sicura è non usare «bambù» né nel titolo né nella composizione.

«100 %» e «puro»

«100 %», «puro» o «tutto» — e parole simili come «pura lana» o «tutto cotone» — possono descrivere solo un prodotto composto interamente da una sola fibra (articolo 7, paragrafo 1). Una maglia al 95 % cotone e 5 % elastan non è «100 % cotone», né nel titolo né in un punto elenco.

L’unica tolleranza riguarda le fibre estranee tecnicamente inevitabili: al massimo il 2 % in peso, il 5 % per i prodotti cardati, e solo se non sono aggiunte di routine (articolo 7, paragrafo 2). L’elastan per l’elasticità è sempre aggiunto apposta e non ci rientra mai.

Casi particolari

  • «Lana vergine» e «lana di tosa» sono riservate alla lana che non è mai stata incorporata in un prodotto finito (articolo 8, allegato III).
  • Le fibre fino al 5 %, o fino al 15 % complessivo, possono essere indicate come «altre fibre» con la loro percentuale totale quando sono difficili da determinare al momento della fabbricazione (articolo 9, paragrafo 2).
  • Se il prodotto contiene pelle, pelliccia o corno come parte non tessile, l’etichetta deve riportare «Contiene parti non tessili di origine animale» (articolo 12). Il d.lgs. 190/2017 sanziona anche il distributore che riporta la frase in modo errato; ripeterla nell’inserzione non guasta.
  • Se un prodotto ha parti con composizioni diverse, come tessuto esterno e fodera di una giacca, ogni parte si indica separatamente (articolo 11). Unica eccezione: le parti sotto il 30 % del peso che non sono la fodera principale.

Parole ambientali generiche come «cotone sostenibile» sono un altro problema, vedi il divieto dei green claim. Come inserire la composizione in un titolo Amazon senza appesantirlo è spiegato nelle regole per i titoli Amazon.

Esempio

Prima
T-shirt donna in bambù, 100 % naturale, morbidissima, elasticizzata
Dopo (titolo)
T-shirt donna in viscosa ed elastan, girocollo, nero
Dopo (composizione)
95 % viscosa, 5 % elastan

«100 % naturale» va tolto: la viscosa è una fibra artificiale ottenuta dalla cellulosa, e la maglia non è composta da una sola fibra.

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Il controllo gratuito delle inserzioni riconosce i prodotti tessili e segnala denominazioni di fibre non ammesse, sigle, percentuali mancanti e «100 %» sui tessuti misti. Puoi anche provare singole frasi nel controllo dei claim e la lunghezza del titolo nel controllo del titolo.

Fonti

  1. Regolamento (UE) n. 1007/2011, articoli 5, 7, 8, 9, 11, 12 e 16, allegato I (EUR-Lex)
  2. D.lgs. 15 novembre 2017, n. 190 — sanzioni per il regolamento (UE) n. 1007/2011 (Normattiva)
  3. Camera di commercio di Ravenna: normativa sui prodotti tessili

Informazioni per chi vende, non consulenza legale.

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